Avvocato Massimo Proietti

Specializzato nel penale e patrocinante in cassazione
L’Avvocato Massimo Proietti fa parte del comitato scientifico della Scuola forense di Terni e componente del Comitato di redazione della Rivista Giuridica del Tribunale di Terni. È membro del direttivo di Unione Nazionale Vittime, nonché coordinatore della stessa per le regioni di Umbria e Lazio.

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La “FASE 2”: per le Imprese ombre sulla ripartenza!

LA “FASE 2”: PER LE IMPRESE OMBRE SULLA RIPARTENZA!
Avv. Massimo Proietti – responsabile area legale UNARIF

L’art. 42 del D.L. 18/2020 (c.d. decreto “Cura Italia”) interviene in materia di assicurazioni INAIL e di prestazioni assicurative garantite dall’Istituto.

L’art. 25 equipara il periodo di quarantena del lavoratore positivo al Covid-19 alla malattia ed il comma 2 chiarisce gli aspetti assicurativi nel caso di accertata infezione contratta in occasione di lavoro e catalogando tale ipotesi come infortunio sul lavoro.

L’INAIL, quindi, equipara la causa virulenta a quella violenta tutelando le infezioni da Covid-19 come infortuni sul lavoro.

L’art. 2 del DPR 1124/1965 definisce l’infortunio come “l’evento occorso per causa violenta in occasione di lavoro dal quale sia derivata la morte del lavoratore, un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, o un’inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di 3 giorni”.

L’occasione di lavoro costituisce quindi il nesso causale o concausale per avere l’indennizzo dall’INAIL. La prima novità con cui le imprese italiane “si risvegliano dall’incubo” è quindi una nuova minaccia e cioè il rischio che per i dipendenti, ammalati di covid 19, l’INAIL possa aprire una posizione di “infortunio sul lavoro” e la Procura un fascicolo per i reati di lesioni colpose o peggio ancora di omicidio colposo.

A questa “certezza delle violazioni e della pena” non corrisponde altrettanta certezza in ordine alle misure ed ai protocolli da adottare per riaprire molte aziende fra circa dieci giorni e soprattutto in ordine alle peculiarità per alcune attività – destinate a riaprire in fasi progressive – le cui caratteristiche mal si conciliano con i protocolli standard.

È certo che bisognerà adeguarsi ai protocolli stabiliti il 14.03.2020 fra il Governo ed i sindacati maggiormente rappresentativi (fra l’altro con l’esclusione di rappresentanza di categoria importanti che avrebbero segnalato criticità e soluzioni) come è indispensabile l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi di cui all’art. 28 del decreto 81/08 in relazione al Covid – 19 e l’aggiornamento del modello 231 nei termini affrontati oggi nella pagina economia dall’Avv. Giada Crocione.

Al fine di offrire un valido contributo a chi legge per gli adempimenti urgenti si allega di seguito il confronto dei testi del Protocollo condiviso Governo – Sindacato negli ambienti di lavoro

Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro

24 aprile 2020

 

Oggi, venerdì 24 aprile 2020, è stato integrato il “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 14 marzo 2020 su invito del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro dell’economia, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro della salute, che avevano promosso l’incontro tra le parti sociali, in attuazione della misura, contenuta all’articolo 1, comma primo, numero 9), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, che – in relazione alle attività professionali e alle attività produttive – raccomanda intese tra organizzazioni datoriali e sindacali.

Il Governo favorisce, per quanto di sua competenza, la piena attuazione del Protocollo.

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Premessa

Il documento, tenuto conto dei vari provvedimenti del Governo e, da ultimo, del DPCM 10 aprile 2020, nonché di quanto emanato dal Ministero della Salute, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID 19 negli ambienti di lavoro.

La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

Pertanto, le Parti convengono sin da ora il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro.

Unitamente alla possibilità per l’azienda di ricorrere al lavoro agile e gli ammortizzatori sociali, soluzioni organizzative straordinarie, le parti intendono favorire il contrasto e il contenimento della diffusione del virus.

È obiettivo prioritario coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative. Nell’ambito di tale obiettivo, si può prevedere anche la riduzione o la sospensione temporanea delle attività.

In questa prospettiva potranno risultare utili, per la rarefazione delle presenze dentro i luoghi di lavoro, le misure urgenti che il Governo intende adottare, in particolare in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale.

Ferma la necessità di dover adottare rapidamente un Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus che preveda procedure e regole di condotta, va favorito il confronto preventivo con le rappresentanze sindacali presenti nei luoghi di lavoro, e per le piccole imprese le rappresentanze territoriali come previsto dagli accordi interconfederali, affinché ogni misura adottata possa essere condivisa e resa più efficace dal contributo di esperienza delle persone che lavorano, in particolare degli RLS e degli RLST, tenendo conto della specificità di ogni singola realtà produttiva e delle situazioni territoriali.

 

PROTOCOLLO CONDIVISO DI REGOLAMENTAZIONE PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DEL COVID – 19

L’obiettivo del presente protocollo condiviso di regolamentazione è fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19.

Il COVID-19 rappresenta un rischio biologico generico, per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione. Il presente protocollo contiene, quindi, misure che seguono la logica della precauzione e seguono e attuano le prescrizioni del legislatore e le indicazioni dell’Autorità sanitaria.

Fatti salvi tutti gli obblighi previsti dalle disposizioni emanate per il contenimento del COVID-19 e

premesso che

il DPCM dell’11 marzo 2020 prevede l’osservanza fino al 25 marzo 2020 di misure restrittive nell’intero territorio nazionale, specifiche per il contenimento del COVID – 19 e che per le attività di produzione tali misure raccomandano:

  • sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
  • siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
  • siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
  • assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
  • siano incentivate le operazioni di sanificazione nei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali;
  • per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni;
  • si favoriscono, limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali;
  • per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile

si stabilisce che

le imprese adottano il presente protocollo di regolamentazione all’interno dei propri luoghi di lavoro, oltre a quanto previsto dal suddetto decreto, applicano le ulteriori misure di precauzione di seguito elencate – da integrare con altre equivalenti o più incisive secondo le peculiarità della propria organizzazione, previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali – per tutelare la salute delle persone presenti all’interno dell’azienda e garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro.

Nota per il lettore: Nelle tabelle che seguono sono messi a confronto i testi del Protocollo siglato in data 14 marzo 2020 (colonna di sinistra) ed il nuovo testo siglato in data 25 aprile 2020 (colonna di destra)